Numero 221 - 12/2009
Ecologia
MIXER AMBIENTE
di Laura Cardillo
RAEE a raccolta!
Anche se non funzionano più, le apparecchiature elettroniche ed elettriche rappresentano risorse, grazie ai consorzi che le riciclano
Il frigo non funziona? La lavastoviglie è coetanea della nonna?
Il forno fa le bizze e brucia tutto? Inutile prendere a calci gli elettrodomestici se non rispondono più ai nostri comandi. È ora di buttarli. Sì, ma dove? Come? Esistono oggetti più facili da acquistare che da eliminare, soprattutto se si vuole procedere in modo corretto e senza inquinare. Per esempio le Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (dette AEE) una volta giunte a fine vita (RAEE) diventano un ingombro: frigoriferi, freezer, lavastoviglie, cappe, forni, cellulari, televisori, pc, videogiochi, lampadine al neon, distributori automatici… "I RAEE rappresentano solo il 3% dei rifiuti totali, ma sono quelli che crescono maggiormente” spiega l’ingegner Giorgio Arienti direttore generale del Consorzio Ecodom. "Ogni cittadino europeo produce 15/16 kg all’anno di rifiuti elettronici. In Italia però solo 3 kg vengono intercettati e smaltiti correttamente. Nei Paesi del Nord Europa i chilogrammi prodotti e riciclati coincidono, da noi invece...
Il risvolto positivo della medaglia è però che da quando esiste Ecodom, cioè da 2 anni, c’è stata una crescita del 50% del riciclo dei RAEE”.
Mettiamola così: se tutti gli elettrodomestici fossero sottoposti ad un corretto processo di trattamento, si otterrebbe una riduzione di emissioni clima‐alteranti (che l’Italia è chiamata a tagliare entro il 2020), sarebbero recuperate tonnellate di materiali (ferro, alluminio, rame, plastiche, vetro) da re‐immettere sul mercato, si ridurrebbero le emissioni di gas ozono‐lesivi, e si otterrebbe recupero energetico pari a tonnellate di petrolio.
Un grave
danno
Quando invece l’elettrodomestico finisce, chissà come, in una discarica abusiva e non in una delle isole ecologiche deputate dai Comuni, oltre ad essere punibile, questo comportamento incivile provoca un danno ambientale e anche economico.
Un trattamento non corretto dei RAEE impedisce infatti il riciclo delle materie prime che costituiscono l’80% in peso di un vecchio elettrodomestico e permette la dispersione nell’ambiente di sostanze pericolose.
È il caso dei clorofluorocarburi (CFC) e degli idroclorofluorocarburi (HCFC), gas ozono lesivi presenti nei circuiti refrigeranti e nelle schiume isolanti dei frigoriferi, congelatori e condizionatori di vecchia generazione, ma anche dei condensatori, degli interruttori al mercurio e delle componenti cromate contenute in gran parte degli elettrodomestici più comuni. I gas CFC e HCFC (banditi in produzione dal 1994, ma ancora in circolazione)
sono ritenuti i principali responsabili dell’immissione di cloro nell’atmosfera e, sebbene presenti in quantità minime all’interno degli elettrodomestici, hanno un forte impatto ambientale. "3 frigoriferi non smaltiti correttamente producono danni all’ambiente pari ad un’auto che percorre 50 mila km!” riporta Arienti.
Qualora non fosse abbastanza, un’analisi Ecodom sui primi 9 mesi del 2009 riporta che sono 55.880 le tonnellate di RAEE raccolte dal Consorzio che corrispondono a 994.800 tonnellate di anidride carbonica non immesse nell’atmosfera e ad un risparmio energetico di 110 milioni di kWh.
Raee
professionali
E allora un Esercente che volesse eliminare i suoi vecchi elettrodomestici come dovrebbe comportarsi?
I Consorzi che si occupano di RAEE, anche professionali, sono molti e sono organizzazioni senza scopo di lucro, garanzia di trasparenza per consumatori e produttori secondo le direttive europee 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE.
Uno dei consorzi che tratta i rifiuti elettronici provenienti dal mondo Horeca è Valere che opera su tutto il territorio italiano. è costituito da aziende del settore ristorazione e catering che operano nel rispetto dell’ambiente e delle norme che regolano la gestione dei RAEE, effettuando ritiri con operatori autorizzati su tutto il territorio italiano.
"Valere gestisce tutte le operazioni di logistica e trattamento dei Raee professionali, le attività e i flussi informativi tra gli organismi della filiera (produttori e rete distributiva di Aee, clienti detentori di Raee, operatori logistici, impianti di smaltimento), svolge campagne di formazione e di informazione agli organismi competenti e alla distribuzione fino al cliente finale” spiega Luca Crepaldi, direttore operativo del Consorzio Valere.
Facendo un esempio pratico, come deve comportarsi un Esercente che vuole disfasi di apparecchiatura o di elettrodomestico dismesso? "L’Esercente che intenda disfarsi di una Attrezzatura Elettrica ed Elettronica (frigoriferi, forni, lavatrici, registratori di cassa, PC, etc), sostituendola con una equivalente nuova, può avvalersi dei dispositivi di legge del Decreto Legislativo 151/05, ovvero richiede al produttore della macchina acquistata che la vecchia sia smaltita senza alcun aggravio finanziario per l’esercente con operatori autorizzati alla gestione di Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche professionali.
Diversamente l’esercente che si disfi di una attrezzatura quindi di un RAEE professionale senza l’acquisto di una attrezzatura equivalente, deve a sue spese, disporre lo smaltimento attraverso operatori autorizzati alla raccolta, trasporto e smaltimento dei RAEE.
Ricordo che i RAEE professionali, sono Rifiuti Speciali ed in alcuni casi dei Rifiuti Speciali Pericolosi, come i frigoriferi, i produttori di ghiaccio, le macchine per la preparazione ed la conservazione dei gelati, le vetrinette raffreddate, monitor CRT, etc...”
Proprio perchè rifiuti pericolosi per l’ambiente quali sono le garanzie per il consumatore? "Tutte le operazioni di smaltimento richiedono che il RAEE sia movimentato con un documento chiamato Formulario di Identificazione del Rifiuto (FIR) composto di quattro copie vidimate dalle Camere di Commercio.
L’Esercente non avvezzo a queste pratiche amministrative, nel caso di ritiro, troverà sempre completo supporto durante tutte le fasi di smaltimento da parte degli operatori autorizzati e del Consorzio stesso”.
Il mondo del sommerso infatti in questo settore è vasto purtroppo: a fronte di una grande quantità di immesso sul mercato, i ritiri di AEE sono ancora esigui.
è proprio per questo che fra gli obiettivi dei Consorzi c’è la diffusione dell’informazione in merito allo smaltimento di Raee. Sembra in effetti che le Istituzioni si adoperino poco a sensibilizzare sull’argomento, come se spettasse più ai singoli Consorzi informare e formare.
di Erica Baldi
È l’ora degli Eco-Green
alcuni esempi di esercizi commerciali per cui l’impegno ecologico
non è pura teoria ma pratica quotidiana
Ecologia, sostenibilità, risparmio energetico e delle risorse ambientali. Sono espressioni che ormai tutti stiamo imparando a conoscere e che accompagneranno sempre più la nostra quotidianità. Ma per ridurre davvero l’impatto negativo sull’ambiente e preservare il Pianeta è fondamentale partecipare. Sono i comportamenti di ognuno e le buone abitudini di tutti che fanno la differenza. Un’importante funzione educativa e innovativa possono averla proprio gli Esercizi Commerciali. Lo dimostrano gli Hotel e Ristoranti che hanno fatto del rispetto ambientale il loro obiettivo. Sul quale costruire il proprio successo.
Aperitivo
verde
Proprio sul valore della comunicazione e socializzazione ai temi ecologici un’idea interessante la offrono i Green Drinks. Un gruppo di persone riunite in un locale davanti a un cocktail che invece di parlare di calcio o attualità conversano di cambiamenti climatici, energia eolica o biocombustibili. Questi "aperitivi”, lanciati da un’organizzazione fondata a Londra da un gruppo di stilisti, sono oggi attivi in 610 città del mondo da New York, a Tokyo, a Roma. Al terzo appuntamento italiano che si è svolto a Milano in aprile hanno partecipato più di 250 persone. Il prossimo sarà organizzato in occasione del Vertice Climatico di Copenaghen di dicembre. Gli eventi sono aperti non solo agli addetti ai lavori, ma a tutti gli eco-curiosi che vogliono approfondire tematiche ecologiche. E visto che questo è il trend del momento anche altri soggetti si sono lanciati nella promozione di "happy hour verdi”. Come gli ApeGreen organizzati da Legambiente ed e-gazette.it in un locale milanese. Un ciclo di sette incontri, uno al mese fino a marzo 2010. Non convegni, ma momenti di formazione per tutti per approfondire i temi della green economy davanti a un drink. A base di vino e succhi di mela biologici serviti in bicchieri in plastica riciclabile al 100% e stoviglie in amido di mais.
Il primo Ristorante
a Impatto Zero romano
Ma l’offerta e l’impegno ecologico per i Pubblici Esercizi può andare ben oltre.
A Roma Maria Antinori, biologa e nutrizionista, e Paola Melli, giornalista specializzata in cinema e televisione, hanno aperto il Luce 44, ristorante "a impatto Zero”. Cosa significa? La loro offerta è biologica al 100% e basata sulla filiera corta (per ridurre al minimo le emissioni nocive del trasporto dei prodotti). Gli ingredienti che entrano nelle cucine di Luce 44 provengono solo da produttori biologici certificati situati nell’area della periferia romana e nelle zone naturali protette dell’Agro Pontino. Il menù, di carne e pesce, viene cambiato ogni mese per seguire l’offerta stagionale. Cavallo di battaglia dello chef (e musicista) Damiano Ruggeri sono i paccheri al ragù di pesce spada. Ma anche vellutata di zucca, spaghetti integrali con julienne di verdure, polpettine di melanzane, flan di finocchi e capperi con besciamella al tartufo. Anche la carta dei vini è biologica e offre solo prodotti enologici privi di solfiti.
L’esempio green
di Bordeaux Quay
Spesso nei Ristoranti le iniziative eco-friendly sono troppo limitate per fare la differenza a livello di immagine. Un esempio virtuoso lo offre Bordeaux Quay, aperto nel 2006 a Bristol, in Inghilterra. Si tratta di un multi-locale che offre 120 posti nel ristorante, 80 nella brasserie e ha a disposizione anche una panetteria e una scuola di cucina. È stato il primo ristorante inglese a portare la responsabilità ambientale ben oltre la pratica del riciclo e dell’utilizzo di ingredienti biologici nel menù. Qui infatti ogni aspetto è curato per evitare un impatto negativo sull’ambiente. A partire dalla struttura. Quella originale risale al 1926 quando serviva da magazzino per stivare le merci delle navi provenienti del vicino porto. Nel 2005 il locale è stato interamente ristrutturato, diventando un vero esempio di sostenibilità. Si è cercato di riciclare e minimizzare i prodotti di scarto: alcuni mobili sono stati venduti all’asta o donati ad associazioni no-profit, altri sono stati riutilizzati. Come i frigoriferi, le porte, una lastra di marmo che è diventata il piano di lavoro della scuola di cucina. Grande l’attenzione ovviamente anche nella scelta dei materiali: i pavimenti sono in quercia certificata, una parte del bar è stata realizzata riutilizzando vecchie cassette di vino.
Energia pulita,
riciclo e un manager "verde”
A livello energetico era essenziale fare il possibile per tenere luminoso, caldo e confortevole il locale (di ben 1600 mq) riducendo al massimo i consumi. Fondamentale a questo scopo è un buon isolamento che permette di mantenere il calore dei forni e delle cucine e abbassare così il riscaldamento. Grandi vetrate per far entrare molta luce naturale e ridurre quella artificiale. Le grandi finestre contribuiscono a una buona ventilazione d’estate. L’acqua calda si ottiene grazie ai pannelli solari, ma l’imperativo qui è "risparmiare l’acqua potabile” poiché serve molta energia per depurarla. I bagni sono serviti da acqua piovana raccolta sul tetto e ai clienti non vengono offerte bottiglie di acqua minerale ma una speciale acqua filtrata prodotta dallo stesso ristorante (sia naturale che gassata) e servita in bottiglie di vetro riutilizzabili. Da Bordeaux Quay si riciclano separatamente: vetro, carta e cartone, bottiglie di plastica, lattine, legno, olio da cucina, cartucce per stampanti, batterie e lampadine. La maggior parte dello staff va al lavoro a piedi o con i mezzi pubblici. Il cibo è ovviamente locale, biologico e stagionale che proviene quasi interamente da produttori lontani non più di 50 km dal ristorante. Bordeaux Quay è un luogo dove mangiare, cucinare e imparare. La nostra filosofia è quella di occuparsi del cibo e delle risorse in modo che l’intera comunità ne possa beneficiare”, spiega il proprietario John Pontin. Che ha addirittura voluto e assunto un vero e proprio "manager dello sviluppo ambientale”. Una figura che si occuprsi specificatamente di monitorare tutte le questioni ecologiche, dal cibo, all’illuminazione, al riciclo. E che organizza anche tour per i clienti interessati a conoscere meglio tutto il funzionamento del locale. Bordeaux Quay è stato il primo eco-ristorante d’Europa. Con un extra investimento iniziale del 15% ha conquistato clienti regolari e catturato l’attenzione dei media di tutto il mondo.

