MIXER AMBIENTE
Lifegate
Il LifeGate Café a Milano è uno dei locali green più famosi in Italia
di Laura Cardillo
LORO MANGIANO, IO PIANTO GLI ALBERI
Il LifeGate Café a Milano è uno dei locali green più famosi in Italia
Nel cuore di Milano, in zona Porta Romana, una delle più centrali e storiche della città, si trova il LifeGate Café. A quei pochi che non conoscessero ‘Lifegate’, basti sapere che è un network per lo sviluppo sostenibile che promuove uno stile di vita e un modello economico, il cui obiettivo è l’armonia fra persone, Pianeta e profitto. Una filosofia che si concretizza in una radio, un magazine, un portale e in molti altri progetti. Uno di questi è il LifeGate Cafè, locale informale e accogliente con un’atmosfera curata e genuina. Lo gestisce dal 2005 Ugo Melli, socio di LifeGate che ha preso in licenza il marchio e sposato la filosofia: “da tanti anni collaboro con LifeGate: ero direttore vendite di Fattoria Scaldasole, azienda venduta a Plasmon nel 1999. Coi proventi della cessione è stata fondata LifeGate che ormai è una realtà conosciuta, ma all’epoca era un progetto pioneristico.
Ora gestisco il Cafè secondo i principi fondanti di LifeGate e offro prodotti Sani-Buoni-Belli.”
Materie prime ricercate
Fra le calde pareti del locale e i tavoli in legno recuperato, si gustano piatti semplici della tradizione italiana con materie prime uniche che Ugo Melli sceglie in prima persona.
“Lavoro nel settore da quasi 30 anni, conosco personalmente chi produce i prodotti biologici che usiamo e mi piace andare a scovare i piccoli produttori che spesso vendono solo a me come ristoratore le loro specialità”.
Per portare avanti un locale green prima di tutto bisogna dunque puntare sulle materie prime che devono essere per lo più a Km 0 e biologiche. Difficile quando un locale si trova in centro a Milano, ma non impossibile. “Milano è una provincia con un’alta percentuale di coltivazione agricola, ma per lo più destinata agli allevamenti. In generale provo a percorrere meno kilometri possibili, per le verdure, i legumi, il pescato, la carne di scottona che arriva da Cuneo, ma prediligo le aziende che conosco personalmente perché mi sento più sicuro. Per alcune carni- continua Melli-, ad esempio il pollo, sono cliente di un allevamento avicolo a terra, anche se è a Viterbo. Prendo invece la bresaola in Val Chiavenna settimanalmente da un piccolissimo fornitore che me la fa avere in esclusiva.
Allo stesso modo la pasta ripiena e quella all’uovo me le faccio portare da un distributore che le ritira appositamente da un pastificio vicino Pavia e che le confeziona con le mie farine speciali”.
Avere prodotti unici comporta inevitabilmente qualche problema di logistica. “Indubbiamente le difficoltà esistono, ma è il bello del mio lavoro. Vuole mettere la soddisfazione nel servire un amaro o una grappa fatti dai monaci cistercensi trappisti dell’Abbazia Le Tre Fontane di Roma?”
Ma i clienti riconoscono davvero queste differenze e questi piccoli grandi particolari? “Sì, chi viene da noi conosce la nostra filosofia e cerca qualcosa di speciale, mentre per i nuovi clienti cerco di prendere direttamente io le comande e illustro loro i piatti, che sono anche evidenziati in grosse lavagne alle pareti. Inoltre allegato al menù, che riporta l’apporto calorico di ogni piatto, forniamo l’elenco degli ingredienti con la rintracciabilità di filiera.” Dunque la proposta è per lo più di agricoltura biologica, molto “fatto in casa” come le torte o la pizza nel forno a legna, ma il menù comprende anche un 5% circa di prodotti del mercato equo-solidale soprattutto caffè, tè, cioccolato e tutto ciò che è difficile trovare biologico.
Il green è più caro
Ironia della sorte, mentre Ugo Melli parla, il ristoratore suo dirimpettaio scarica la merce di ritorno dal Cash & Carry. “Tutto questo impegno a livello di materie prime – dice Melli - ovviamente comporta una spesa maggiore: un 20 % in più rispetto al costo ordinario”.
E come si fa a non far pagare troppo al consumatore? “Stando attenti alle porzioni. Non serviamo piatti ridotti, ma lo stesso hamburger di scottona che vendo a pranzo, lo propongo anche alla sera, ma con due prezzi e due pesi differenti. E stando attenti agli sprechi. Uno dei punti fondamentali della filosofia LifeGate”.
Dunque le materie prime rispettano per lo più una filosofia green ed equo solidiale, ma questo non basta per essere un locale “verde”. In cosa si differenzia LifeGate Café?
“Curiamo l’aspetto green sia dal punto di vista dei materiali, delle risorse e dei rifiuti. Usiamo per lo più materiali riciclabili, abbiamo tavoli in legno recuperato, sedie vintage e facciamo ovviamente la raccolta differenziata.
Ma non solo: l’inquinamento è anche acustico, dunque il LifeGate Café è insonorizzato con pannelli naturali di sughero”. Ciò che rende LifeGate Cafè locale green a 360° è infine l’adesione al progetto ‘Impatto Zero’. I chilogrammi di emissioni nocive vengono calcolati e compensati in alberi.
Ideato nel 2001 da LifeGate, ‘Impatto Zero’ è un progetto italiano che calcola, riduce e compensa le emissioni di CO2 generate dalle attività di persone, eventi, prodotti e aziende con la creazione e la tutela di nuove foreste, in Italia e nel mondo, in grado di riassorbirle.
Calcolando le emissioni di anidride carbonica, il progetto fornisce attività di consulenza per ridurre la CO2 compensando le emissioni che non si possono ridurre creando e tutelando nuove foreste. Conserva inoltre aree verdi già esistenti per preservare il patrimonio boschivo del pianeta. In ultimo il LifeGate Café utilizza ZeroE, energia proveniente da fonti rinnovabili. n
LifeGate Café - Milano
Via della Commenda 43,
Tel. 02 5450765

