PUBBLICO ESERCIZIO
Come aprire un’attività
Proviamo a fare chiarezza in un ambito dove la confusione regna sovrana
Il settore dei Pubblici Esercizi di somministrazione di alimenti e bevande , composto prevalentemente da imprese di piccole dimensioni a conduzione familiare, ha sopportato meglio di comparti economici più strutturati le conseguenze delle crisi economica globale e continua ad attirare nuovi aspiranti esercenti.
Pertanto imprenditori o lavoratori espulsi da altri settori del mercato o giovani ai quali i genitori vogliono assicurare un futuro da imprenditori premono per entrare, il più delle volte nell’illusione di risolvere i propri problemi economici mettendosi dietro un bancone , anche senza la necessaria professionalità ed esperienza.
Ma come si apre un Pubblico Esercizio, sia Bar, Pub o Ristorante e Trattoria?
Una volta la risposta era semplice ed univoca : prima iscriversi al REC somministrazione ( iscrizione possibile a condizione di possedere sia i requisiti di onorabilità – intesi come assenza di condanne per determinati reati - che quelli di professionalità da dimostrare con il superamento di un esame o di un corso ) e poi richiedere al Comune l’autorizzazione per Bar o Ristorante in relazione alla disponibilità di autorizzazioni stabilita dai singoli piani programmatori ed alla idoneità sotto i profili urbanistici, igienico sanitari e di sorvegliabilità dei locali prescelti.
In assenza di disponibilità di autorizzazioni l’alternativa era acquistare o affittare una attività.
Il Decreto
Bersani
Ora, con la riforma della Costituzione che ha assegnato alle Regioni la competenza esclusiva sul commercio e quindi anche sui Pubblici Esercizi, con il “ Decreto Bersani “ che ha di fatto stabilito il divieto di prevedere parametri di programmazioni basati sull’equilibrio economico tra la domanda e l’offerta, con le più varie ordinanze con le quali i Comuni hanno inteso tutelare zone della città dall’ingresso indiscriminato di operatori commerciali, con l’imminente entrata in vigore entro l’anno della direttiva servizi ( già nota come Bolkestein ) che vieta ogni ostacolo che possa essere inteso come discriminatorio del diritto di stabilimento dei cittadini comunitari, la confusione è somma.
I requisiti soggettivi: mentre sotto il profilo dell’onorabilità ( intesa come assenza di condanne per determinati reati) sono identici su tutto il territorio nazionale, sotto il profilo della professionalità sono spesso diversi da Regione a Regione.
Nella sostanza per aprire un esercizio occorre alternativamente:
•Aver superato un corso regionale sulla somministrazione
•Avere maturato come dipendente qualificato o coadiutore familiare una esperienza di due anni di lavoro nel corso degli ultimi cinque all’interno di un Pubblico Esercizio sia come addetto all’amministrazione che alla preparazione o al servizio.
•Essere in possesso di un titolo di studio (laurea o diploma) ritenuto idoneo dalla singola Regione.
Ma il problema sta nel fatto che il corso superato in una Regione è difficilmente accettato da un’altra o che la pratica non è riconosciuta come abilitante in tutte le Regioni o che un titolo di studio che dà l’idoneità in Toscana non la fornisce in Veneto o viceversa.
Pertanto chi ha vaghezza di iniziare al professione di esercente , per non perdere tempo e non sbattere la testa contro i muri della burocrazia regionale farà bene a recarsi presso le sedi provinciali della FIPE per avere una sicura direttiva a partire dai requisiti personali.
Una volta che si è stati abilitati a livello personale, si può incominciare a pensare ad aprire un esercizio.
Anche qui bisogna fare attenzione perché mentre nelle Regioni che hanno una propria legge sulla somministrazione si può con il medesimo titolo aprire indifferentemente un Bar o un Ristorante, nelle altre Regioni (Umbria, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria) esiste ancora la distinzione tra la attività di Bar e quella di Ristorazione e sarà pertanto necessario scegliere a priori quale delle due intraprendere.
Ciò premesso, mentre rimane semplice, ma generalmente costoso acquistare od affittare una attività esistente essendo tale procedura regolamentata nello stesso modo in tutta Italia, resta complesso fornire direttive univoche sulla richiesta di un titolo autorizzatorio per un nuovo esercizio.
La diversità
delle situazioni
Infatti mentre in alcune realtà non è assolutamente possibile aprire Pubblici Esercizi in alcune zone centrali anche per disposizioni di tipo urbanistico, altre sono soggette ad una programmazione finalizzata alla salvaguardia del diritto dei cittadini al riposo, alla regolamentazione del traffico, alla prevenzione dell’alcoolismo.
Altre zone più o meno estese sono di libero insediamento a condizione di rispettare le disposizioni urbanistiche sulla destinazione di uso, sull’impatto acustico e sulla sorvegliabilità dei locali di somministrazione.
Pertanto prima di operare un investimento, dall’acquisto alla locazione dei locali e delle attrezzature, chiunque voglia aprire un Pubblico Esercizio farà bene a recarsi presso gli sportelli Fipe–Confcommercio (gli indirizzi nelle ultime pagine della rivista ) per farsi fare una valutazione di fattibilità.

